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Dall'Oglio alle rive del Sebino
Per apprezzare l'ambiente dove l'Oglio scorre placido al limitare dei campi, da Sarnico ci si diriga verso Credaro deviando poi per il bel nucleo medioevale di Trebecco. Il nastro d'acqua si presenta quasi come un elemento famigliare del nostro paesaggio che porta l'impronta di una operosa e multiforme agricoltura e nel quale sono ancora leggibili le forme dettate dall'erosione fluviale.
I piani terrazzati, incisi dai corsi del Guerna e dell'Uria, sono testimoni di antichi livelli del letto fluviale sui quali scorreva il fiume Oglio in progressivo abbassamento verso l'attuale posizione; le scarpate di raccordo sono presidiate da boschi e da boscaglie con abbondante robinia che si congiungono alla vegetazione igrofila ed idrofila di ontani neri salici pioppi e platani che accompagnano i corsi d'acqua.
Torniamo a Sarnico, porta d'ingresso alla costa sebina che ci accingiamo a scoprire nei suoi aspetti naturalistici. La grigia arenaria cretacica, nota come "pietra serena", famosa per i molteplici impieghi architettonici, domina visibilmente il paese dalle pareti de Il Colle (495 m) in località "le Molere".
Lungo la strada pedemontana didattici che illustrano i pregi del sentiero. che conduce fuori dal paese in direzione di Predore i giardini delle case e delle ville offrono lo spettacolo di una variegata e multiforme flora decorativa. Un esempio di lussureggiante isola floristica esotica rispetto al contesto geobotanico sebino lo si coglie nel parco di Villa Faccanoni che fa da cornice allo splendido palazzo.
La strada per Predore immette in un suggestvo paesaggio fatto di coltivi terrazzati, praterie aride e boschi caldi. Il verde argenteo delle chiome consente di scorgere da lontano gli oliveti, tanto rinomati fin dal tempo dei romani, e tra di essi osservare i pittoreschi filari di vite, una volta diffusissimi e all'origine del rinomato vino predorino.
Il paese di Predore è edificato in parte sul gradino roccioso e in parte sul delta del torrente Rino le cui acque raggiungono il lago attraverso una serie di cascatelle. Gli strati rocciosi più tenaci dei calcari di Zu costituiscono la soglia rocciosa della valle "sospesa" del torrente Rino. Lungo la strada litoranea ai piedi del Corno di Predore lo sguardo è attratto dai vividi colori degli oleandri e delle ginestre e, sotto strada, dal filare di cipressi calvi che gettano la loro ombra sulle onde del lago dalle quali emergono; gli olivi fanno da confine al rimboschimento di ailanti, cipressi e pini neri che copre una continua ed estesa fascia detritica posta al piede delle pareti anticamente "piallate" dai ghiacci.
In questi ambienti ingrati ed aridi si sono infiltrati vegetali più tipici quali il leccio, il terebinto, lo scotano oltre alle solite piante dei boschi termofili, dei prati aridi e delle rupi. Si consiglia di percorrere il sentiero basso del Corno partendo dal paese di Predore attraverso l'antica "via delle capre" lungo la quale si incontrano alcuni pannelli didattici che illustrano i pregi del sentiero. Con maggior tempo (e fiato) a disposizione è consigliabile percorrere in primavera il sentiero alto del Corno di Predore passando per il santuario di S. Gregorio: i rappresentati più importanti e rari della flora delle rupi e delle praterie aride del Sebino sono osservabili proprio lungo questo panoramico percorso botanico.
Alla fine della galleria che conduce a Tavernola è d'obbligo parcheggiare nel piccolo spiazzo per ammirare il celebre "pozzo glaciale". La sua origine è dovuta al lavorìo di una remota cascata d'acqua di fusione glaciale che batteva incessantemente contro la roccia, in quel tratto costituita da "dolomia a conchodon".
Dopo il pittoresco nucleo di Galinarga che si protende nel lago al piede di pendii morenici coperti di ulivi ecco il panorama di Tavernola edificata sul delta del torrente Rino allo sbocco della maggiore valle "sospesa" del medio Sebino.
Sul lago è facile scorgere, non molto distanti dalla costa, germani e svassi placidamente cullati dalle onde. Tra il verde dei giardini, dove spicca la chioma scura del leccio, si affacciano sul lago numerose dimore patrizie fino alla bella e antica Villa Fenaroli che ostenta un parco ricco di piante rare.
Il paese di Tavernola sorge su di un delta dal quale sono franati nel passato alcuni lembi del margine provocando distruzioni tra le case rivierasche. Il torrente Rino che ha prodotto con i suoi detriti il delta si affaccia al vertice del "ventaglio" da una ombrosa forra ben visibile a monte del paese. Impressionante è il taglio operato dal corso d'acqua sui calcari di Domaro presso il Ponte del Diavolo, poco sopra l'abitato di Tavernola. Il paese di Tavernola offre anche la possibilità di visitare, a monte di Villa Sina, una curiosa cascata concrezionale di travertino creata dalle acque sorgentizie del Roggino.
Dopo il paese, le cave ed i relativi stabilimenti per la produzione di cemento di evidente ma mitigato impatto nel paesaggio, mostrano l'andamento degli strati della roccia calcarea appartenente alla formazione liassica di Domaro. Si ha modo di cogliere l'assetto strutturale del luogo caratterizzato dalla presenza della grande piega sinclinale nel cui ventre ha trovato posto la vallata del torrente Rino.
Oltre le cave, in località Portirone, una cascata d'acqua proveniente dalla valle "sospesa" del torrente dei Foppi intaglia i medesimi calcari che qui hanno strati inclinati secondo l'assetto della grande piega di Tavernola.
Sono i cosiddetti "prati in alpe" posti a cavallo dei crinali e sugli alti pendii intersecati od orlati da siepi di nocciolo. Il declino della zootecnia ha influito soprattutto sulla fisionomia e sulla composizione floristica di queste praterie che in primavera si coprono delle fioriture di primule orchidi e genziane ripagando, assieme ai panorami, la salita fin quassù.
Se è la geologia ad animare l'interesse non è necessario salire fino ai Colli di S.Fermo dove affiorano uniformemente i Calcari di Domaro, basta deviare al tornante di quota 548 m verso Costa per cogliere, al di la della valle, alcune evidenze dello sconvolgimento tettonico chiamato "sovrascorrimento" del M. Bronzone".
Si osservi come è netta la variazione di pendenza tra le rocce di Corna Meruselli e quelle vistosamente ripiegate della vetta del M. Bronzone che presenta in questo versante un pendio dirupato. Il contatto diretto col sovrascorrimento si ha in direzione di Pennini poco oltre Costa dove i calcari retici di Zu, frantumati dagli sforzi tettonici, si sovrappongono per accavallamento ai calcari liassici di Domaro.
L'anomalia stratigrafica originata dall'assenza lungo la zona del sovrascorrimento al di sopra dei calcari di Domaro, di ben tre formazioni: Dolomia a conchodon, Calcare di Sedrina e calcare di Moltrasio. Se questo è spiegabile in termini strutturali stupisce il dispiegamento in questo settore di forze tali da ..."spostare le montagne".