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Gandosso-Foresto-Villongo

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Le vallate di Gandosso e di foresto Sparso, la piana di Villongo

Il settore occidentale della Comunità Montana costituito dai territori comunali di Gandosso e di Foresto Sparso racchiude, assieme a numerosi elementi di interesse naturalistico, anche i più numerosi segni dell'uomo anche a motivo della sua collocazione nella zona di cerniera tra la pianura, ad alta pressione antropica, e le prime elevazioni prealpine che ne hanno sopportato il contatto e l'impatto. All'imbocco dei due bacini, la fertile piana di Villongo poggia su antichi depositi fluvio-glaciali quaternari.

La fronte della lingua di ablazione glaciale proveniente dal lago ha lasciato qui tre evidenti cordoni morenici: quello più occidentale ha sbarrato la valle di Gandosso all'altezza di Roncaglia provocando, presso Celatica Tolari, la formazione di un bacino lacustre; un secondo cordone è stato deposto a monte di Credaro costituendo una elevazione che ha condizionato in modo evidente l'assetto urbanistico del paese; il terzo, lambito dal T. Guerna prima dell'immissione nel fiume Oglio, limita ad oriente la piana di Villongo.

Quest'ultimo cordone, che ospita Castel Merlo con i suoi vigneti, ci accompagna lungo la strada che conduce nelle valli di Adrara e di Viadanica.

Culminazione panoramica posta a cavaliere tra le due vallate di Gandosso e di Foresto Sparso, S. Giovanni delle Formiche merita una visita in quanto vi si raccordano i crinali, percorribili a piedi, dei rilievi che racchiudono i due bacini. La vetta ospita, a fianco del santuario, una quercia monumentale, certamente la più longeva di tutto il territorio ed anche un maestoso faggio.

L'ossatura di queste colline è costituita da arenarie e conglomerati, cioè da rocce sedimentarie originate dai detriti che i fiumi strappavano ai rilievi della neonata catena alpina appena emersa dalle acque marine.

La disposizione degli strati che si può osservare presso qualche scarpata naturale o artificiale è espressione locale di arricciamenti ed increspature ben più estese che continuano verso sud al di sotto dei detriti della pianura padana.

Nel passato diversi erano gli utilizzi di queste rocce ma un'interessante sfruttamento avveniva presso la località Fontanelli, in comune di Gandosso, dove il conglomerato di Sirone (Cretacico superiore), veniva impiegato per la fabbricazione delle ruote da macina, le "molere". Altro fenomeno geologico di un certo interesse sono, in comune di Foresto Sparso, i depositi travertinosi della Valle del Tuf costruiti dalle acque sorgentizie circostanti.

Completamente smantellati dalla coltivazione di una cava nella parte più bassa del deposito questa roccia si incontra verso la testata della valle nel ricco dispiegarsi di forme alveolate e grotticelle.

I boschi che ammantano i colli sono prevalentemente dei castagneti con abbondante presenza, in alcuni settori, di robinia; sui versanti esposti a solatio ecco i boschi e boscaglie di carattere termofilo con roverella, carpino nero e orniello; i boschi mesofili con rovere frassino maggiore ed acero di monte occupano i versanti a settentrione fondendosi con quelli più umidi degli impluvi che, a loro volta, sul fondo valle sfumano nei boschi ripariali a salice bianco ontano nero e pioppo.

Le pendici terrazzate conferiscono al paesaggio una nota caratteristica ma sono solamente un ricordo i bei colori autunnali e le forme dei vigneti un tempo diffusissimi. Il loro posto è stato preso dai diversi alberi da frutta o, dove le condizioni lo consentono, da olivi. Le praterie falciate, anch'esse testimoni di una economia rurale definitivamente tramontata, sono quanto di più tipico possano offrire i nostri paesaggi collinari. Diffuse sul fondo valle oppure incastonate sulle medie pendici dei rilievi presentano come erba più comune l'avena altissima accompagnata dal giallo dei ranuncoli e dei tarassachi, dal blu dei fiordalisi e della salvia dei prati, dal bianco della silene, del caglio e di varie umbellifere, dal rosa tenue dell'achillea ed dal rosso del trifoglio.

Colori che si possono cogliere, soprattutto in primavera, anche in ogni sottobosco che non sia un monotono ceduo castanile: campanellini d'inverno, denti di cane, scille, primule, epatiche ed anemoni sono alcuni degli splendidi fiori dei nostri boschi collinari.

Le fertili piane, seppur di limitata estensione, sono state da sempre il dominio dell'agricoltura che oggi ha preso il volto di un fiorente floro-vivaismo contendendo terreno all'espansione industriale. Nonostante numerosi stravolgimenti urbanistici è ancora leggibile in filigrana nel territorio l'impronta rurale fatta di casolari, strade poderali, siepi e fossi con filari di alberi di gelso.
Questo ci ricorda che è ancora presente il legame col passato e che dando un senso profondo al nostro vivere ci aiuta ad affrontare la modernità da una posizione di consapevolezza del valore delle proprie radici culturali ed ambientali.

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