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Il comune

Località > Gandosso

Gandosso, piccolo centro della Valle Calepio posto sulla fascia collinare quasi a dominare lo sbocco dell'Oglio e del basso lago di Iseo, fino allo scorcio del XVIII secolo non fu che semplice contrada di Calepio, subendone di riflesso le vicissitudini storiche e militari.
L'abitato, un poco sparso sul verdeggiante declivio collinare ricco di grotte e cavità, si distingue per il nucleo più a monte, dove accanto ad un agglomerato di case dal quale si apre una fantastica ed estesa visuale sul basso lago di Iseo, fà spicco la secentesca Parrocchiale dedicata all'Annunciazione, edificata nel 1679 su progetto di Andrea Fantoni.
All'interno sono conservate alcune opere di bottega fantoniana, come il pulpito ligneo con decorazioni di paesaggi finemente intagliate ed il raffinato altare maggiore in marmi variegati: numerose le tele del sei-settecento di scuola veneta: una "Natività" (1771) di Gerolamo Castelli, una "Lavanda dei Piedi" (sec. XVII) attribuita ad Antonio Balestra, ed una "Annunciazione" (pala d'altare) d'autore ignoto del XVI secolo. Da segnalare il recente restauro della facciata, che ne ha valorizzato l'eleganza e le ornamentazioni.
Nel nucleo principale, accanto alla Parrocchiale, si distinguono alcune vecchie abitazioni tra le quali si ergeva un tempo il palazzo signorile dei principi Gonzaga, oggi irrimediabilmente compromesso nell'originaria struttura architettonica del primo settecento.
Arroccata sopra la strada che lambisce il piccolo sagrato della chiesa ed adiacente ad essa, troviamo la casa Parrocchiale, edificata sugli avanzi di una piccola fortezza riconoscibile esternamente da alcune tracce di mura perimetrali con due abbozzi di torrette ai lati.
Bella la sala a volte oggi adibita a cantina ed il colonnato che si affaccia sul cortile interno.
Non privo di interesse è il Santuario della Madonna del Castello, edificato su di un crinale del monte omonimo nella parte orientale del paese, poco discosto dalla Parrocchiale.
Custodisce all'interno una quattrocentesca "Via Crucis" ed alcuni singolari "Ex voto".
Tutt'intorno al minuscolo centro abitato, visibili percorrendo la strada che velocemente ci riporta a Villongo vi sono numerose cascine rustiche, vecchie testimonianze architettoniche di un passato rurale.
Sulla sommità del monte, dov'è oggi una croce in ferro, pare si ergesse un tempo una torre medievale, distrutta dai Francesi sul finire del XVIII secolo.
Lo spiazzo circolare è delimitato esternamente da bassi muraglioni "a secco", da un fossato che ne segue il perimetro e da una rudimentale scalinata ricavata nella viva roccia. Tali elementi sembrano poter consentire di ipotizzare l'esistenza, in passato, di un castelliere protostorico.
Da segnalare nella parte bassa del territorio, verso Credaro, le "Molere", cave dove già in età romana venivano ricavate grosse macine per il grano, attività che è proseguita per secoli fino al definitivo abbandono nel dopoguerra.
E' un luogo suggestivo, che richiama alla memoria il duro lavoro dell'uomo ed il forte legame con la terra, dove sono ancora visibili le tecniche di scavo nella roccia delle macine, lasciate incompiute dagli ultimi artigiani cavatori.

Gandosso è un piccolo centro agricolo situato sulle colline che dominano il fiume Oglio e il basso lago di Iseo.
L'abitato è sparso su un vasto territorio, ma è possibile individuare un centro nell'agglomerato di case fra le quali sorge la chiesa Parrocchiale dedicata alla Annunciazione ed edificata dal 1679 in stile barocco. L'esterno è caratterizzato dalla facciata pittoresca scandita in ordini sovrapposti e conclusa da un curioso timpano curvilineo.
Si notano subito l'elegante portale e i numerosi particolari definiti plasticamente. All'interno ben più interessanti della struttura sono alcune opere di bottega fantoniana, come il pulpito in legno intagliato, con sobri paesaggi finemente intarsiati (1692). L'altare maggiore, che colpisce per il disegno raffinato e la policromia dei materiali impiegati (verde antico, marmi, lapislazzuli) è opera di Andrea Fantoni e data 1694. L'altare del Rosario, adorno di una medaglia al paliotto, con rilievo di statue in marmo. La custodia delle reliquie (1692) in legno dorato e policromato, con putti e teste di cherubini.
Le pareti sono impreziosite da molte tele del sei - settecento di scuola veneta, tra le quali spiccano nel coro l'Annunciazione di autore ignoto del XVI secolo, il Sogno di San Giuseppe e la Natività di Gerolamo Castelli del 1771; a destra sul presbiterio la Lavanda dei piedi (XVII secolo) attribuita ad Antonio Balestra.
Il campanile che si eleva in forme severe a fianco della chiesa risale al XVII secolo.
Non privo di interesse è il Santuario della Madonna del Castello, costruito sul crinale del monte omonimo a poca distanza dalla Parrocchiale. Esso custodisce all'interno una Via Crucis quattrocentesca ed alcuni singolari Ex voto.

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