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Località > Gandosso > Le Molere
PREMESSA
In un angolo delle colline di Gandosso esiste un luogo, denominato localmente Molere, il cui toponimo è direttamente legato alla presenza di cave di macine da mulino (mole), che nel passato sfruttavano diffusamente gli affioramenti del Conglomerato di Sirene, che assieme all'Arenaria di Sarnico e alla Pietra di Credaro, costituiscono qui l'impalcatura rocciosa del territorio.
L'attività estrattiva è cessata da tempo, tanto che la memoria storica degli ultimi protagonisti è andata irrimediabilmente perduta; sono tuttavia ancora vivi frammenti sparsi di ricordi, tramandati oralmente di generazione in generazione, legati alle Molere, per il particolare significato storico ed economico che tale attività ha svolto, nel corso dei secoli, per la comunità di Gandosso, dandole fama anche al di fuori dell'ambito provinciale.
Il graduale abbandono dell'attività estrattiva ha portato, nel corso dei primi decenni del secolo scorso, al disinteresse generale per un luogo che, posto nei pressi della testata di una piccola vallecola, è stato invaso dalla vegetazione ed è progressivamente rientrato nell'oblio, relegando nell'immobilità e nell'ombra le tracce di un'attività che si è protratta per secoli. La cosa che maggiormente colpisce andando in questo luogo, è l'immobilità, sembra un luogo incantato, dove il tempo si è improvvisamente fermato, sembra che i cavatori se ne siano andati da poco, che abbiano lasciato le mole da finire, dopo averle semplicemente abbozzate nella pietra....
Grazie alla volontà dell'Amministrazione Comunale, tesa alla ricerca e alla valorizzazione delle tradizioni e degli aspetti storici e culturali del territorio di Gandosso, si sono dati recentemente nuovi impulsi ad una serie di iniziative, la cui finalità è la raccolta delle poche informazioni ancora disponibili sulle "Molere", nella speranza che questo breve racconto risvegli ricordi in chi ancora può parlarci di questa lavorazione antica e particolare, creando una memoria collettiva fatta di racconti e materiali, magari ora dimenticati nelle soffitte.
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