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Valle di Adrara

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La Valle di Adrara

Il torrente Guerna è il principale corso d’acqua di questa vallata che verso le sorgenti cambia il nome in Valle della Malga.Penetrare in questa valle, partendo dalla piana fluvio-glaciale di Villongo, significa passare in rassegna ambienti fisici e paesaggi umani diversi che convergono, in un crescendo di suggestioni, negli ariosi Colli di S.Fermo. I motivi di interesse naturalistico offerti dal percorso sono diversi. Se non si vuole rinunciare alla comodità dell’auto è remunerativo leggere nelle forme della vallata le complicate vicende geologiche e interpretare il paesaggio vegetale attraverso una o più soste in posizioni panoramiche.Iniziando il nostro percorso dal bivio per Viadanica si nota che a dare forma al fondo valle sono alcune piane terrazzate che in passato ospitavano la più prospera agricoltura e che ora accolgono numerosi opifici. Questo paesaggio tanto famigliare nasconde sotto le forme superficiali del suolo le testimonianze sedimentarie di un’antica piana glacio-lacustre estesa fino ad Adrara S.Martino ed oltre. Naturalmente sono passati millenni da quando questo paesaggio si è formato per lo sbarramento della valle da parte di un cordone morenico tra Rudello e Campo Matto.

Le balze intorno ai paesi mostrano i segni di una operosa sistemazione dei terreni. Sui terrazzi e sulle pendici inferiori meno acclivi della valle i prati concimati e falciati assumono in primavera smaglianti tonalità di verde in attesa che le multicolori fioriture del ranuncolo, del geranio, dell’achillea, del fiordaliso e della silene rigonfia punteggino qua e là la prateria facendosi spazio tra gli steli delle graminacee. I segni dell’abbandono dei prati, legato al declino della zootecnia, si leggono anche da lontano nel colore pallido degli steli d’erba secchi e dall’ingresso nella prateria di specie steppiche ancor prima che l’apparire di arbusti e rovi preluda al lento ritorno del bosco.La salubrità dell’aria, la frescura dei boschi e la presenza del suggestivo fenomeno geomorfologico delle "tinelle" devono indurre ad inoltrarsi a piedi da Adrara S.Rocco nella valle del torrente Guerna che, nel tratto iniziale, gorgoglia su di un alveo roccioso costituito dai calcari di Zu.

Questa roccia si trova alla base del pacco di strati sovrascorsi al di sopra della Maiolica, affiorante a valle del paese, di milioni di anni più recente. Attraversato il torrente la mulattiera guadagna rapidamente quota costeggiando diverse praterie prima di inoltrarsi nel verde cupo della pendice dove lo sguardo si perde nei boschi posti sia al di qua che al di là della valle.È giustificata l’impressione di trovarsi in una valle "selvaggia" soprattutto scorgendo il dirupo di "dolomia a conchodon" che interrompe, a picco sul torrente, la continuità del Bosco Druccolo. Proprio questo affioramento di roccia tenace giustifica la presenza di cascate, chiamate in gergo locale le "tinelle". Il bosco è composto da specie che ricercano umidità, frescura ed ombra, cioè specie dei boschi di forra tra le quali si riconoscono il frassino maggiore, l’acero di monte, il tasso, il tiglio ed il carpino bianco; il sottobosco è poi particolarmente ricco di felci.L’abbandono non molti decenni orsono delle numerose e pittoresche cascine ha determinato, purtroppo, il loro degrado e la distruzione di un patrimonio di particolare significato architettonico. Anche le praterie che davano respiro alle cascine sono state riconquistate dal bosco oppure rimboschite.

L'ossatura di queste colline è costituita da arenarie e conglomerati, cioè da rocce sedimentarie originate dai detriti che i fiumi strappavano ai rilievi della neonata catena alpina appena emersa dalle acque marine.

La disposizione degli strati che si può osservare presso qualche scarpata naturale o artificiale è espressione locale di arricciamenti ed increspature ben più estese che continuano verso sud al di sotto dei detriti della pianura padana.

Nel passato diversi erano gli utilizzi di queste rocce ma un'interessante sfruttamento avveniva presso la località Fontanelli, in comune di Gandosso, dove il conglomerato di Sirone (Cretacico superiore), veniva impiegato per la fabbricazione delle ruote da macina, le "molere". Altro fenomeno geologico di un certo interesse sono, in comune di Foresto Sparso, i depositi travertinosi della Valle del Tuf costruiti dalle acque sorgentizie circostanti.

Completamente smantellati dalla coltivazione di una cava nella parte più bassa del deposito questa roccia si incontra verso la testata della valle nel ricco dispiegarsi di forme alveolate e grotticelle.

I boschi che ammantano i colli sono prevalentemente dei castagneti con abbondante presenza, in alcuni settori, di robinia; sui versanti esposti a solatio ecco i boschi e boscaglie di carattere termofilo con roverella, carpino nero e orniello; i boschi mesofili con rovere frassino maggiore ed acero di monte occupano i versanti a settentrione fondendosi con quelli più umidi degli impluvi che, a loro volta, sul fondo valle sfumano nei boschi ripariali a salice bianco ontano nero e pioppo.

Le pendici terrazzate conferiscono al paesaggio una nota caratteristica ma sono solamente un ricordo i bei colori autunnali e le forme dei vigneti un tempo diffusissimi. Il loro posto è stato preso dai diversi alberi da frutta o, dove le condizioni lo consentono, da olivi. Le praterie falciate, anch'esse testimoni di una economia rurale definitivamente tramontata, sono quanto di più tipico possano offrire i nostri paesaggi collinari. Diffuse sul fondo valle oppure incastonate sulle medie pendici dei rilievi presentano come erba più comune l'avena altissima accompagnata dal giallo dei ranuncoli e dei tarassachi, dal blu dei fiordalisi e della salvia dei prati, dal bianco della silene, del caglio e di varie umbellifere, dal rosa tenue dell'achillea ed dal rosso del trifoglio.

La flora, come la rara Campanula elatinoides sulle rupi di dolomia, e la fauna rendono interessante l'addentrarsi in questa valle dove i boschi risuonano del canto indisturbato degli uccelli e dove le numerose vallette che scendono dalle pendici del Colle Martinazzo e della Cima Campidelli sono percorse anche d'estate da un rivo d'acqua nel quale vivono i tritoni crestati. Di ritorno dalla valle con i suoi verdissimi ed angusti paesaggi di forra è certamente piacevole concedere allo sguardo visioni più ariose. La strada che conduce ai Colli di S.Fermo risalendo con tornanti la Valle di Pravetto dischiude all'osservatore gli orizzonti delle praterie montane.


Sono i cosiddetti "prati in alpe" posti a cavallo dei crinali e sugli alti pendii intersecati od orlati da siepi di nocciolo. Il declino della zootecnia ha influito soprattutto sulla fisionomia e sulla composizione floristica di queste praterie che in primavera si coprono delle fioriture di primule orchidi e genziane ripagando, assieme ai panorami, la salita fin quassù.

Se è la geologia ad animare l'interesse non è necessario salire fino ai Colli di S.Fermo dove affiorano uniformemente i Calcari di Domaro, basta deviare al tornante di quota 548 m verso Costa per cogliere, al di la della valle, alcune evidenze dello sconvolgimento tettonico chiamato "sovrascorrimento" del M. Bronzone".

Si osservi come è netta la variazione di pendenza tra le rocce di Corna Meruselli e quelle vistosamente ripiegate della vetta del M. Bronzone che presenta in questo versante un pendio dirupato. Il contatto diretto col sovrascorrimento si ha in direzione di Pennini poco oltre Costa dove i calcari retici di Zu, frantumati dagli sforzi tettonici, si sovrappongono per accavallamento ai calcari liassici di Domaro.

L'anomalia stratigrafica originata dall'assenza lungo la zona del sovrascorrimento al di sopra dei calcari di Domaro, di ben tre formazioni: Dolomia a conchodon, Calcare di Sedrina e calcare di Moltrasio. Se questo è spiegabile in termini strutturali stupisce il dispiegamento in questo settore di forze tali da ..."spostare le montagne".

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